Con la sentenza n. 32155 del 10 dicembre 2025, la Corte di Cassazione consolida un orientamento fondamentale per il diritto tributario internazionale statuendo che l’onere probatorio circa la natura fittizia di una residenza estera grava interamente sull'amministrazione finanziaria.
Il cuore della decisione chiarisce che il contribuente ha il diritto di optare per la struttura societaria fiscalmente più efficiente, purché non si tratti di una costruzione priva di sostanza economica; la scelta di una giurisdizione a fiscalità di vantaggio, infatti, non costituisce di per sé un abuso del diritto né una condotta fraudolenta.
Ai fini dell'art. 73 del Tuir, la residenza fiscale deve essere ancorata alla verifica concreta della "sede dell’amministrazione", ovvero al luogo in cui risiede il reale potere decisionale e l'effettivo insediamento operativo; in un mercato globale che tutela la libertà di stabilimento, la legittima pianificazione fiscale viene così chiaramente distinta dalle strutture meramente formali.
La centralità della "sostanza economica" rende indispensabile una pianificazione accurata; solo un'analisi tecnica preventiva e una strutturazione corretta del business possono evitare all'impresa contestazioni rischiose.
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